Dall’ascolto del corpo al momento del pasto
Nel precedente approfondimento dedicato ai segnali del corpo che spesso ignoriamo ci siamo lasciati con una domanda: che cosa accade quando ciò che facciamo è — o non è — coerente con ciò che il nostro organismo ci sta comunicando?
Abbiamo parlato di stanchezza, fame, sonno, stress, stimoli ambientali e capacità di adattamento.
Ma ascoltare il corpo non significa soltanto accorgersi di essere stanchi o riconoscere quando abbiamo bisogno di una pausa.
Possiamo esercitare questo ascolto anche durante uno dei gesti più quotidiani della nostra giornata: mangiare.
Quando parliamo di alimentazione, infatti, siamo abituati a concentrarci soprattutto su che cosa mangiamo.
Quali alimenti scegliamo? In quali quantità? Come li abbiniamo?
Sono aspetti fondamentali. Ma possiamo aggiungere un’altra domanda:
Come sto mentre mangio?
Lo stesso cibo, un’esperienza diversa
Immaginiamo due situazioni.
Nella prima siamo seduti a tavola. Abbiamo interrotto per qualche minuto il lavoro, il telefono è lontano, osserviamo ciò che abbiamo preparato e mangiamo prestando attenzione ai sapori e alle sensazioni che progressivamente emergono.
Nella seconda consumiamo lo stesso pasto velocemente, magari in piedi, davanti al computer, mentre rispondiamo a un messaggio o pensiamo all’impegno successivo.
Gli alimenti sono gli stessi. La loro composizione nutrizionale non è cambiata. Ma è cambiata l’esperienza nella quale quel pasto viene consumato.
Questa distinzione è importante.
Mangiare non è semplicemente introdurre nutrienti nell’organismo. È anche un comportamento durante il quale riceviamo continuamente informazioni dal cibo, dall’ambiente e dal nostro stesso corpo.
Mangiare è anche percepire
Un pasto coinvolge contemporaneamente molti sensi.
Vediamo colori e forme, percepiamo profumi, consistenze e temperature, ascoltiamo i suoni prodotti dagli alimenti mentre li mastichiamo e riconosciamo progressivamente sapori e sensazioni.
Contemporaneamente arrivano informazioni dall’interno del corpo.
Fame, pienezza, sete, tensione, piacere, disagio e progressiva sazietà fanno parte di questo flusso di informazioni.
La capacità di percepire i segnali provenienti dall’interno dell’organismo viene studiata con il termine interocezione. La ricerca contemporanea sta approfondendo il suo rapporto con diversi comportamenti legati allo stile di vita, compreso il comportamento alimentare. Una revisione sistematica pubblicata nel 2025 ha rilevato associazioni tra alcune dimensioni dell’interocezione e il comportamento alimentare, pur evidenziando che servono studi longitudinali e misure più robuste per chiarire meglio queste relazioni.
Questo ci suggerisce una prospettiva interessante:
durante un pasto non dobbiamo soltanto scegliere il cibo. Possiamo anche imparare ad ascoltare ciò che accade mentre lo stiamo mangiando.
Quando mangiamo ma la nostra attenzione è altrove
Quante volte pranziamo davanti al computer?
Oppure mangiamo guardando la televisione, leggendo le notifiche o scorrendo lo smartphone?
Non è necessario trasformare questi comportamenti in nuove colpe o divieti.
La ricerca, però, ci offre un dato interessante.
Una revisione sistematica e meta-analisi del 2026, comprendente 50 studi, ha rilevato che la distrazione durante il pasto non aumenta in modo uniforme l’assunzione durante quello stesso pasto. Tuttavia, è stata associata a una maggiore assunzione nell’episodio alimentare successivo; inoltre, le distrazioni passive, come guardare la televisione, sembravano avere un effetto più evidente.
Una precedente meta-analisi del 2025 dedicata specificamente alla televisione aveva trovato un risultato nella stessa direzione, soprattutto per l’assunzione nel pasto successivo.
Il messaggio, quindi, non dovrebbe essere semplicemente:
“Non guardare mai uno schermo mentre mangi.”
È più interessante domandarci:
“Quanta attenzione sto dedicando al mio pasto e quanta ne sto dedicando contemporaneamente ad altro?”
E quando arriviamo a tavola stressati?
C’è poi un altro contesto che non vediamo: il nostro stato interno.
Possiamo sederci davanti allo stesso piatto in due giornate molto diverse.
In una siamo tranquilli e abbiamo tempo. Nell’altra arriviamo al pasto dopo ore di lavoro, rumore, traffico, preoccupazioni o stanchezza.
Stress e comportamento alimentare sono collegati, ma la relazione non è uguale per tutti.
Una meta-analisi su oltre 119.000 adulti ha rilevato associazioni piccole, ma significative, tra stress e maggiore assunzione complessiva, maggiore consumo di alimenti meno salutari e minore consumo di quelli considerati salutari. Gli studi presentavano però una notevole eterogeneità: non tutte le persone rispondono allo stress mangiando di più e non reagiscono nello stesso modo.
Per questo il punto non è giudicare ciò che accade.
È accorgersene.
Apparecchiare può diventare un segnale
Apparecchiare la tavola, sedersi, interrompere temporaneamente il lavoro, mettere da parte il telefono.
Sono gesti semplicissimi.
Non attribuirei loro proprietà terapeutiche che la ricerca non dimostra. Possiamo però considerarli come un modo per separare il tempo del pasto dal flusso continuo delle altre attività.
Apparecchiare anche quando mangiamo da soli può significare semplicemente:
adesso sto dedicando questo tempo al mio pasto.
Non è necessario creare condizioni perfette.
Per alcune persone può essere sufficiente spegnere lo schermo.
Per altre, soprattutto se particolarmente sensibili agli stimoli, può essere piacevole cercare un ambiente meno rumoroso.
Per altre ancora il primo cambiamento può essere semplicemente sedersi anziché consumare rapidamente il pasto in piedi.
Mentre mangiamo, possiamo farci qualche domanda
Nel precedente articolo avevamo provato a fermarci e chiederci:
“Di che cosa ha bisogno il mio corpo in questo momento?”
Durante il pasto possiamo continuare quell’esercizio.
Non occorre controllarsi continuamente. Possiamo semplicemente, ogni tanto, osservare:
Avevo fame quando ho iniziato?
Che cosa sto percependo mentre mangio?
Sto ancora sentendo fame oppure sta comparendo sazietà?
Sto gustando ciò che mangio o quasi non mi accorgo del sapore?
Sto mangiando con calma oppure sento la necessità di finire velocemente?
Non esistono risposte “giuste”.
L’obiettivo non è trasformare anche il pasto in una prestazione.
È recuperare informazioni che, quando siamo distratti o procediamo automaticamente, possono passare in secondo piano.
Mangiare consapevolmente non significa mangiare perfettamente
Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse scientifico per il mindful eating.
Una meta-analisi pubblicata nel 2025 ha trovato effetti favorevoli di interventi basati sulla mindfulness su diversi comportamenti alimentari e sulla consapevolezza della pienezza, mentre gli effetti sul mangiare legato allo stress e alle emozioni erano meno chiari. Una meta-analisi ancora più recente del 2026 ha riscontrato una riduzione dell’assunzione alimentare negli studi sperimentali, ma nessun effetto statisticamente significativo sulle sensazioni di fame e pienezza, sottolineando inoltre la necessità di studi migliori nella vita reale.
Sono risultati utili proprio perché ci invitano a evitare promesse eccessive.
Prestare attenzione al pasto non è una tecnica miracolosa.
È piuttosto un modo per tornare presenti a un comportamento che ripetiamo ogni giorno.
Dal “cosa mangiare” al “come mangiare”
Nel mio approccio alla nutrizione considero fondamentale la qualità degli alimenti, la loro composizione e l’adeguatezza del piano nutrizionale alla persona.
Ma il cibo viene sempre consumato da una persona, in un determinato momento e all’interno di un determinato contesto.
È uno dei concetti che approfondisco anche in Nutrizione Quantica: guardare all’alimentazione non soltanto come a una somma di nutrienti, ma inserirla nella complessità dell’esperienza individuale.
Questo non modifica le proprietà nutrizionali del cibo.
Modifica la domanda che ci poniamo.
Non soltanto:
“Sto mangiando gli alimenti giusti?”
ma anche:
“Come sto mangiando?”
Dalla consapevolezza alla pratica
Sapere cosa scegliere è importante.
Ma una corretta informazione nutrizionale diventa realmente utile quando riusciamo a trasformarla in comportamenti sostenibili nella vita quotidiana.
Per questo ho preparato le Guide Salus et Facere, materiali gratuiti disponibili per il download nella sezione Guide del sito, pensati per accompagnarti nelle scelte quotidiane: dalla spesa alla selezione degli alimenti, fino all’organizzazione dei pasti e a una maggiore consapevolezza del modo in cui mangiamo.
Non nuove regole da rispettare perfettamente, ma strumenti da utilizzare con maggiore consapevolezza.
Perché possiamo imparare a scegliere meglio ciò che mettiamo nel piatto.
E, nello stesso tempo, possiamo imparare a esserci mentre lo mangiamo.
Ascoltare il corpo in una prospettiva più ampia
Il modo in cui viviamo il pasto si inserisce in un contesto più ampio, che comprende alimentazione, riposo, movimento, stato emotivo e stimoli ambientali.
Nella mia attività professionale considero questi aspetti attraverso un approccio integrato, nel quale trovano spazio anche pratiche complementari come la Biorisonanza BICOM, da affiancare, quando appropriato, agli interventi nutrizionali e sanitari basati sulle evidenze scientifiche.
La biorisonanza non sostituisce le cure mediche e, allo stato attuale, non dispone di prove cliniche solide di efficacia per la regolazione dello stress o del metabolismo.